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La collana di mia nonna che i danesi vorrebbero sequestrarmi

Ho chiuso gli occhi e ho provato a proiettarmi in Siria. Cerco di essere Sara, non più l’italo-marocchina, ma Sara la siriana. Una giovane ragazza che fino a cinque anni fa camminava tranquillamente tra le vie di Damasco, che aveva ancora una casa, una famiglia numerosa…ma poi, ecco che all’improvviso tutto cambia. Scorre la mia vita come un film: la gente in piazza, le minacce, le repressioni, la guerra civile, il bagno di sangue, le bombe improvvise dal cielo.

Estranei nella mia casa, nella mia terra, che vogliono farmi sentire un’estranea. Vincono loro, non riconosco più niente del mio passato, non riconosco quasi più me stessa. Chi ero? Chi sono ? Dov’è la mia casa? Vedo solo macerie in quella strada che sembra così familiare…ricordo che vicino c’era un forno, l’odore del pane si mischiava a quello dei gelsomini. Quello era il mio ritorno a casa. Ora non sento niente, solo il freddo dell’inverno che entra nelle ossa. Non c’è più il loro abbraccio a riscaldarmi. Ho addosso solo dei vestiti impolverati e al collo la collana di mia nonna. Altro non ho. Mi volto indietro per l’ultima volta, per me non è rimasto più niente.

Il mio viaggio della speranza ha inizio e il destino mi porta in Danimarca. Davanti a me lunghe file di corpi, non li distinguo, sembrano oggetti inanimati di una catena di montaggio. Hanno tutti lo stesso identico trattamento. Io come loro. Io? Tu? Egli? Noi? Voi? Essi? Tengo stretta la collana di mia nonna. L’unica cosa che mi sono portata dietro, un pezzo della mia terra, l’unico ricordo che posso ancora toccare.

Apro gli occhi. Chi sono ? Sono Sara Benedetti, italo-marocchina. Nata e cresciuta a Firenze, nella sicurezza di una casa, in mezzo all’affetto delle persone che amo. Porto al collo una collana, era di mia nonna. È uno degli oggetti più preziosi che ho. Un oggetto che, se fossi Sara la siriana che fugge dalla guerra, i danesi cercherebbero di portarmi via. Il prezzo della mia salvezza. Mi hanno derubata della mia realtà; la guerra mi ha privata della mia famiglia, della mia casa, dei miei amici, della mia università…il mio mondo cadeva a pezzi e loro volevano portarmi via anche i ricordi.

Una semplice collana che forse non arriva a pesare 20 g d’oro, ma che per me vale tutto l’oro del mondo. È il peso dell’amore.

In Danimarca c’è una proposta di legge, che probabilmente verrà votata e approvata a Gennaio, che prevede la possibilità per la polizia di sequestrare i gioielli ai migranti che entrano nel Paese, per poi rivenderli e così “sostenere le spese del loro mantenimento nella nazione”.

Mi chiedo, persone come loro, avranno mai provato a chiudere gli occhi ?

PennaLibera

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Non rappresentiamo nient’altro che noi stessi

Non rappresentiamo nient’altro che noi stessi. Ognuno nella sua persona, nel suo modo di essere e di pensare. Possiamo condividere valori, esperienze, idee… ma esiste la PROPRIA storia.

Si parla spesso di numeri, sembra tutto così veloce e frenetico…1,2,3,4,5,6,7,8,9,10…100…1000… Fermiamoci, almeno per un attimo. Chi abbiamo lasciato indietro ? Tante vite, tante storie… ma è proprio vero che nessuna storia esiste finché non viene raccontata ? Quanto pesa il silenzio, non lo si contiene, è soffocante . È il mio senso di colpa e di impotenza. Il male è in Siria ? Rispondono con le bombe… loro le sentono. Sulla carne e lacerano il cuore. E noi cosa sentiamo? Un’esplosione…di dolore e una catena di odio che non ha più fine.

” Terroristi ! Siete tutti terroristi ! ” Raghat aveva solo 5 anni quando è stata uccisa in un raid russo. È morta insieme al nonno. Il suo cuginetto aveva provato a farle da scudo. Chissà se conosceva il significato della parola “terrorista “. Già le parole… parole, parole, parole. Con queste ci vorrebbero etichettare. Ma è come provare a incastrare un pezzo di puzzle con quello sbagliato. Provateci quanto volete, con tutta la forza e la rabbia che avete, ma ci sarà sempre una falla nel sistema.

Io sono l’errore, la parte difettosa. Non sto con loro e non sto con voi che vorreste omolagarci a loro. Io sto con Raghat e con Valeria Solesin. Io sono Sara Benedetti. Vivo, amo, scrivo, lotto, sogno. Sono musulmana. E tu? Raccontami la tua storia…

PennaLibera

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SI POTESSE DIVIDERE IL MONDO…

Domi Jennifer_Il mondo sarà sempre diviso tra pace e guerra, bene e male_ic Momigliano Ceva

Si massacrassero tra loro chi ha voglia di imbrandire le armi e lasciassero fuori chi vuole vivere in pace. Se solo ci fosse il modo di dividere questa terra a metà : da una parte chi porta avanti l’odio verso il diverso, chi insegue la violenza e la sete di potere distruttrice, e dall’altra chi ha semplicemente voglia di VIVERE.

PennaLibera

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MONA SHINDY : CAPITANO PIONIERISTICO DELLA ROYAL AUSTRALIAN NAVY

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La lista delle donne musulmane con una carriera promettente e che raggiungono grandi successi si sta sempre piu’allungando !

Lei e’ Mona Shindy. Con una laurea in ingegneria e 26 anni di servizio in Marina e’ riuscita a diventare niente meno che Capitano!

Dedita al lavoro ma anche madre di due splendidi bambini non ha mai smesso di credere nel suo sogno.
Ha vinto tante difficili battaglie e alla fine ce l’ha fatta.

Tanto di cappello Capitano!

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PennaLibera

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NON SAPPIAMO PIÙ VIVERE LA RELIGIONE CON SERENITA’

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Quella che dovrebbe essere il nostro rifugio, il nostro spazio di conforto, in molti la trasformano in una prigione di privazioni.
Ci dovrebbe liberare e invece la trasformiamo in un macigno sulle spalle, un peso insostenibile.

Dio, Colui che dovremmo adorare più dei nostri genitori, Colui che ci ha donato la vita, Colui che prima di tutto è ” ar-Rahman, ar-Rahim ” ( il Clemente e il Misericordioso ) sembra che venga più temuto che amato.

La religione serve a semplificarci la vita, a darci risposte,a tirare fuori quella forza che solo un uomo di fede può avere.
È qualcosa di intimo, che è dentro di noi e che riguarda noi stessi. Non è un pretesto per giudicare gli altri, anzi…
Non è qualcosa che ci limita…
Non è oppressione.

È un dispiacere notare come la via di mezzo, la via dell’equilibrio,venga persa di vista da estremismi che in realtà si allontanano dal vero obiettivo.

È giusto porsi domande, essere curiosi, è giusto che la religione ci accompagni nella nostra felicità e non la limiti.

Perché essere musulmana mi rende felice.

Credere in Dio e nel Messaggero, pregare, digiunare, fare la carità ed il pellegrinaggio sono i pilastri.

Credere in Dio è confidare in Chi tutto può, è ricercare il migliore degli alleati; pregare è la ricerca del Suo contatto, è un ritrovare se stessi;
digiunare è purificare il corpo, è rivalutare le piccole cose che ci fanno bene, come la freschezza di un sorso d’acqua dentro una bocca asciutta;
fare la carità è un avvicinarci al prossimo,non è puntargli il dito contro, ma tendergli la mano;
Il pellegrinaggio è un viaggio fisico, ma soprattutto il più importante viaggio spirituale, una rinascita.

Il bene è evidente. Il male è evidente.
E il musulmano è ” colui a vedere il quale ti viene voglia di diventare musulmano”. – cit. Italiano convertito

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UN AMORE AL DI Là DEL TEMPO: LE PAROLE DI MIA NONNA DEDICATE A MIO NONNO

” E’ grande il cielo, è grande il mare, ma più grande è il nostro amore. ” – Gabri

Queste le parole che mia nonna, Gabriella, dedica a mio nonno. Scritte dietro una sua foto che la ritraeva al mare. Una foto in bianco e nero datata 1953. Una foto che porta i segni del tempo ma ancora impregnata del profumo di mio nonno che teneva sempre con sè.

Sono ormai passati tre anni da quando mio nonno se ne è andato, ma non posso fare a meno di stupirmi ogni volta che vedo mia nonna commuoversi mentre parliamo di lui. Le brillano gli occhi e sorride quando pronuncia il suo nome. Mi racconta delle loro avventure da giovani, di anni così lontani ma che lei nonostante tutto percepisce come così vicini, di anni belli perchè finalmente la guerra era finita e le persone tornavano a vivere.

Pochi giorni fa, mentre eravamo a tavola, l’ho vista fermarsi, appoggiare le posate e chiudere gli occhi. Le ho chiesto cosa avesse. E lei mi ha detto che qualche volta capitava che dal nulla sentisse l’odore di gelsomino, un odore che le ricordava il nonno e che in quei momenti lo sentiva vicino.
Attimi brevi ma intensi, attimi che ti emozionano.

Lo ricerca nelle piccole cose, in quelli scorci di vita che imprimi come infiniti.

– ” Quando hanno ricoverato il nonno all’ospedale tornavo a casa solo per dormire. Una sera, dalla stanchezza, mentre rincasavo, non mi ero accorta del rialzo del marciapiede dopo il cancello, e sono caduta…
Pochi giorni dopo il nonno ci ha lasciati.
Sulla via del ritorno, una farfalla bianca si era appoggiata al cancello e, guardandola, mi è tornata alla mente la brutta caduta. Ho aperto il cancello, ho cominciato ad incamminarmi e lei mi ha accompagnata fino al portone di casa, per poi andarsene. Anche in quel momento ho sentito il nonno vicino. Forse sarò matta, ma a me piace pensare che sia così “.

– ” No nonna, non sei matta… ”

Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo… non so se questo sia possibile, ma quel che è certo è che a me provoca il sorriso e scalda il cuore.

PennaLibera

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UN INCONTRO INASPETTATO IN PULLMAN…

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Ero da poco salita sul pullman e, prendendo posto, una signora dai tratti latino-americani mi chiede : ” Scusi signorina, se è esperta della zona, saprebbe indicarmi la macelleria islamica più vicina ? Mi sono trasferita da poco e sono ormai due settimane che non mangio carne perchè non riesco a trovare quella halal.”
Rimango sorpresa, dubitavo che la signora fosse musulmana, e le spiego come raggiungere le varie zone in cui poteva trovare le macellerie islamiche. Mi ringrazia e iniziamo a conversare mentre il pullman si metteva in marcia.
Incuriosita le chiedo come mai non comprasse la carne dalle normali macellerie e lei, sorridendo, decide di raccontarmi. ” E’ avvenuto tutto per caso, e pensa che ormai sono sette anni che mangio solo carne halal… Ricordo che era Pasqua ed i negozi erano tutti chiusi, ma io avevo una gran voglia di agnello e non mi ero arresa a trovare almeno una macelleria aperta. Ad un tratto mi sono imbattuta in un uomo distinto, con una lunga barba curata, e mi è venuto spontaneo chiedergli se sapeva dove potevo trovarne una. Lui mi dice che ce ne era una vicina, ma che era islamica e che quindi non sapeva se per me andava bene ugualmente. I suoi modi gentili mi avevano molto colpita e dentro di me ho pensato ” non sono mai entrata in una macelleria islamica, ma pur sempre di carne si tratterà, e dunque, che problema c’è? ” L’ho salutato e ho seguito facilmente le sue indicazioni, fino a ritrovarmela di fronte. Entrando ho subito notato una grande pulizia e cordialità da parte del personale. Mi sono avvicinata al banco e oltre all’agnello, ho deciso di prendere anche del pollo da quanto i pezzi di carne erano invitanti alla vista.
Tornata a casa ho preparato il mio sugo con la carne di agnello, e una volta assaggiato quasi non potevo crederci…era il più buono che avessi mai mangiato ! Cambiava tutto… in bocca sentivo la qualità, la pulizia, la genuinità.
Mi chiedevo perchè percepissi così tanta differenza e mi sono informata sui diversi metodi di macellazione, ed era evidente che quello islamico aveva maggiore riguardo per l’animale proprio perchè finalizzato a non farlo soffrire, ma non solo ! Anche ad offrire un prodotto più salutare.
Io sono convinta che se l’animale prova dolore , la sua carne non potrà mai essere realmente sana.”
La sua breve storia talmente mi stupisce che glielo confesso, dicendole che purtroppo molte persone vengono frenate dalle loro diffidenze e paure. Lei mi risponde: ” Io sono di origine colombiana e vivo in Toscana da ormai 35 anni. Non discriminerò mai nessuno perchè l’ho provato sulla mia pelle. Un giorno, in ospedale, un dottore dopo aver saputo che ero colombiana mi disse : ” Da voi se ne produce molta di cocaina “. Ed io : ” Si è vero, da noi se ne produce molta, ma voi ne consumate altrettanta!”. Chinò lo sguardo senza sapere cosa dire.
Ho lavorato due anni, come volontaria, presso un ufficio immigrazione, ed ho visto gente da ogni dove…ma ho anche imparato che prima di giudicare una cultura bisogna conoscerla.

PennaLIbera