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NON SAPPIAMO PIÙ VIVERE LA RELIGIONE CON SERENITA’

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Quella che dovrebbe essere il nostro rifugio, il nostro spazio di conforto, in molti la trasformano in una prigione di privazioni.
Ci dovrebbe liberare e invece la trasformiamo in un macigno sulle spalle, un peso insostenibile.

Dio, Colui che dovremmo adorare più dei nostri genitori, Colui che ci ha donato la vita, Colui che prima di tutto è ” ar-Rahman, ar-Rahim ” ( il Clemente e il Misericordioso ) sembra che venga più temuto che amato.

La religione serve a semplificarci la vita, a darci risposte,a tirare fuori quella forza che solo un uomo di fede può avere.
È qualcosa di intimo, che è dentro di noi e che riguarda noi stessi. Non è un pretesto per giudicare gli altri, anzi…
Non è qualcosa che ci limita…
Non è oppressione.

È un dispiacere notare come la via di mezzo, la via dell’equilibrio,venga persa di vista da estremismi che in realtà si allontanano dal vero obiettivo.

È giusto porsi domande, essere curiosi, è giusto che la religione ci accompagni nella nostra felicità e non la limiti.

Perché essere musulmana mi rende felice.

Credere in Dio e nel Messaggero, pregare, digiunare, fare la carità ed il pellegrinaggio sono i pilastri.

Credere in Dio è confidare in Chi tutto può, è ricercare il migliore degli alleati; pregare è la ricerca del Suo contatto, è un ritrovare se stessi;
digiunare è purificare il corpo, è rivalutare le piccole cose che ci fanno bene, come la freschezza di un sorso d’acqua dentro una bocca asciutta;
fare la carità è un avvicinarci al prossimo,non è puntargli il dito contro, ma tendergli la mano;
Il pellegrinaggio è un viaggio fisico, ma soprattutto il più importante viaggio spirituale, una rinascita.

Il bene è evidente. Il male è evidente.
E il musulmano è ” colui a vedere il quale ti viene voglia di diventare musulmano”. – cit. Italiano convertito

PennaLibera

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Autore:

Sono Sara Benedetti. Italiana, musulmana. Sognatrice e scrittrice. Racconto storie. Scrivo pensieri e riflessioni. Una versione moderna e femminile di Robin Hood, che contro i soprusi dei potenti, vuole far sentire la voce dei più deboli, di chi solitamente non viene ascoltato.

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