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Vi presento il mio amico Saturday

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Lui è Saturday, il mio nuovo amico. L’ho incontrato per la prima volta Lunedi, in zona Piazza dei Ciompi ( Firenze). Era appoggiato su un muretto, con lo sguardo perso e gli occhi lucidi; indossava vestiti impolverati, delle ciabattine consumate, ed in mano teneva un bicchiere col quale tentava di racimolare qualche spicciolo.

Per caso mi sono soffermata su di lui, e tra l’indifferenza delle persone, osservavo un ragazzo, poco più grande di me, che si stava arrendendo.

Si reggeva a mala pena su se stesso, sembrava non avesse più niente in cui sperare…istintivamente mi sono avvicinata a lui, non lo volevo guardare negli occhi, e in pochi secondi ho cercato di aiutarlo, nelle mie possibilità, appesantendo quel suo bicchiere che fino a quel momento era rimasto vuoto. Mi sono allontanata, senza guardarlo… ” grazie sorella “. Ho fatto un cenno con la testa, ho continuato a camminare, e questa volta ancora più forte, quasi urlato ” GRAZIE SORELLA ! ”

Arrivata a casa, ho riflettuto :” perchè non mi sono fermata? Potevo parlargli, sentire la sua storia, ascoltare quello che aveva da dire e che forse in molti non hanno voluto sentire “. Il fatto è che ero in imbarazzo, ho sempre pensato che la dignità di un uomo sia la sua ricchezza più grande, e guardarlo negli occhi in quel momento ,per me, significava sminuirla. E’ difficile da spiegare, ma immedesimandomi in quel ragazzo ho pensato : ” Io non vorrei la pietà delle persone, ma la loro solidarietà “.

Oggi, mentre mi dirigevo in biblioteca, casualmente ci siamo incontrati nello stesso posto. Mi ha sorriso, si è avvicinato…i suoi occhi avevano una luce diversa. Mi ha ringraziata nuovamente.

-” Come ti chiami ? ”

-” Saturday”

Mi metto a ridere, perchè mi torna alla mente Robinson Crusoe, precisamente quando salva Venerdì, il ragazzo selvaggio che stava per essere sacrificato in un rituale di cannibalismo. Anche a lui, imbarazzato, scappa un sorriso.

Iniziamo a parlare, in inglese, ancora non riesce ad esprimersi bene in italiano.

Mi racconta che viene dalla Nigeria, sbarcato a Lampedusa dopo un viaggio molto pericoloso. Il padre è morto, mentre sua madre ed i suoi fratellini più piccoli vivono in Nigeria. Ha solo 25 anni. Ha lavorato anche in Libia come saldatore ed è arrivato in Italia sognando un futuro migliore, per lui e per la sua famiglia. Ma ormai da nove mesi dorme in stazione e non c’è ombra di lavoro.

Pur essendo cristiano, ho consigliato a Saturday di frequentare la moschea, dove potrà trovare sostegno, conforto, fratellanza, e dove nessuno gli negherà un pasto.

Saturday non chiede altro se non questo : avere la possibilità di lavorare. E’ un ragazzo giovane, ma nonostante l’età, la vita lo ha messo di fronte a prove durissime.

Gli ho promesso che avrei raccontato la sua storia e che avrei cercato di aiutarlo. Ha davvero tanto da dare, per mestiere fa il saldatore, ma è anche una persona molto pratica e capace in qualsiasi lavoro manuale.

SE QUALCUNO FOSSE COSI’ ALTRUISTA DA VOLERLO AIUTARE OFFRENDOGLI UN LAVORO, MI SCRIVA, ED IO LO METTERO’ IMMEDIATAMENTE IN CONTATTO CON LUI.

Mentre parlavamo, notavo che altri ragazzi, come Saturday, si avvicinavano…di nuovo ho abbassato il mio sguardo, realizzando, a malincuore, che purtroppo non è possibile aiutare tutti.

-” Nella mia religione, quando speriamo che qualcosa si realizzi, diciamo ” In shaa Allah”; sai cosa significa ?

-” Si, se Allah vorrà…”

” […] E chiunque salvi una vita, sarà come se avesse salvato l’intera umanità ” – Corano

PennaLibera

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Autore:

Sono Sara Benedetti. Italiana, musulmana. Sognatrice e scrittrice. Racconto storie. Scrivo pensieri e riflessioni. Una versione moderna e femminile di Robin Hood, che contro i soprusi dei potenti, vuole far sentire la voce dei più deboli, di chi solitamente non viene ascoltato.

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